domenica 22 aprile 2007

Cresce il successo dell’email come strumento di comunicazione commerciale


Il 2006 ha segnato un anno di svolta per internet in Italia. A traino di una raccolta pubblicitaria che ha vissuto un significativo incremento soprattutto nel secondo semestre, il web conquista quote crescenti del time budget di una porzione sempre maggiore di popolazione.

Grazie anche al grande successo della banda larga e alle connessioni tramite mobile, oggi il tempo trascorso ogni giorno su internet supera quello dedicato alla lettura dei quotidiani, e addirittura per alcuni segmenti quello dedicato alla televisione. Non solo: il tempo speso alla ricerca di viaggi o per la gestione della finanza personale è superiore online a quello trascorso nelle agenzie di viaggi o in banca.
È quanto emerge dalla quinta edizione dell'
E-mail Marketing Performance Report, realizzato da Kiwari, che si conferma il punto di riferimento per le metriche della comunicazione via e-mail anche nel nostro paese.

Nel 2006, attraverso le piattaforme di Kiwari sono stati inviati 1,2 miliardi di messaggi, con un numero di invii che, per la sola Italia, è aumentato del 300% rispetto al 2005.
In Italia, sul totale di e-mail inviate, l’86,5% è giunto a destinazione (non è stato cioè rilevato alcun messaggio di errore). Di queste, il 14,8% è stato aperto almeno una volta e il 2,5% ha ricevuto almeno un click.
A fronte di un costante aumento degli invii – si legge nel rapporto Kiwari - si registra una sostanziale tenuta dei tassi di e-mail recapitate e dei tassi di click through univoci che, anzi, risultano migliori se si confrontano il primo e il secondo semestre del 2006 con i pari periodo del 2005.

Nel corso del 2006 il rapporto tra e-mail cliccate e aperte risulta di gran lunga superiore rispetto al 2005. Nel primo semestre dell’anno l’incremento è stato del 5,3% rispetto al pari periodo del 2005, mentre nel secondo del 3,5%.

Le campagne pianificate sono aumentate del 77% rispetto al secondo semestre del 2005 e del 12% rispetto al primo semestre del 2006. Tra il secondo semestre 2005 e il secondo semestre 2006, le DEM hanno visto aumentare la loro quota rispetto alle newsletter.

Le performance delle campagne sviluppate ricorrendo alle newsletter sono costantemente più elevate (da 2 a 6 punti percentuali) rispetto a quelle DEM, mentre i mercati dove le performance dell’e-mail marketing sono migliori sono quello del Travel e del Finance.
Il costo medio per contatto di una campagna di e-mail marketing si aggira intorno ai 5 centesimi di euro.

L’e-mail marketing – spiega Kiwari - gode i favori di un sempre maggior numero di aziende che investono in campagne newsletter e DEM (i messaggi di natura commerciale a cadenza spot) su liste che concessionarie ed editori sottopongono a continua manutenzione con crescente cura.

Ma il fenomeno degno di particolare attenzione è il forte interesse da parte delle aziende a utilizzare l’e-mail su liste proprie, come strumento di comunicazione con clienti e prospect, su base continuativa e non unicamente finalizzata alla promozione di prodotti e servizi. Negli ultimi anni, infatti, la funzione della comunicazione via e-mail ha superato i confini dell’acquisizione di nuovi clienti per interessare sempre più la stabilizzazione del legame con il brand e quindi la fidelizzazione.

È così che per molti attori appare sempre più appropriato parlare di “strategia e-mail” a tutto tondo, di cui l’”e-mail marketing” rappresenta solo una parte, e non sempre quella preponderante. Nel 2006, le aziende che utilizzano la piattaforma Kiwari direct! hanno inviato oltre 1,2 miliardi di email a destinatari che ne hanno autorizzato la ricezione secondo le pratiche del permission marketing.

I dati evidenziati dal Report testimoniano il successo dell’e-mail come strumento di comunicazione commerciale, caratterizzato dalla crescita geometrica dei volumi e dalla buona tenuta delle performance di attenzione e di interesse, che dimostra come l’insieme delle problematiche associate alla cosiddetta deliverability abbia acquisito una priorità elevata nella agenda dei marketer italiani.

Ma proprio a partire dall’idea stessa espressa con l’etichetta “strategia e-mail”, emerge anche l’esigenza di iniziare a riflettere sulle nuove sfide e opportunità della comunicazione digitale. Questo sia per chi ha scelto di usare piattaforme come la nostra per comunicare con clienti e prospect, sia per chi - come noi – deve progettare gli strumenti tecnologici più adeguati per quelle imprese che intendono con cognizione di causa sviluppare una propria strategia e-mail.

martedì 27 marzo 2007

''LINK BAITING'': LA NUOVA FRONTIERA DEL POSIZIONAMENTO NEI MOTORI DI RICERCA

Nei forum e nei siti dei tecnici di seo-marketing, si parla sempre più spesso di “link baiting” indicando con tale termine la vera nuova frontiera del posizionamento nei motori di ricerca.

Ma cosa vuol dire “link baiting”? Il verbo “to bait” in inglese può essere tradotto con: “innescare”, “lanciare l'esca” o addirittura “adescare”.
La “Link baiting” corrisponde a qualsiasi tipo di contenuto collocato internamente ad un sito web (sulla home o su pagine interne) che catturi l'attenzione costituiendo una "esca” per attrarre gli utenti e i visitatori convincendoli ad inserire links sul proprio sito verso il sito o le specifiche le pagine web che possiedono questo contenuto di grande attrazione.
Matt Cutts, nel suo famosissimo blog, ha definito come “Link bait” qualsiasi contenuto che sia sufficientemente interessante per attrarre l'attenzione della gente.
Nella normalità delle cose gli utenti che accedono e lasciano posts su bullettin boards, newsgroups, siti di social networking (siti che consentono le conoscenze sociali come ad es. MySpace.com) o blogs, inseriscono un link al proprio sito cercando di stimolare gli altri partecipanti a visitarlo. Si tratta di una forma di marketing assai potente data la sua natura "virale”.
Nell'ambito del SEO (search engine optimization) e quindi dei lavori che i seo-marketers compiono in ottica posizionamento nei motori di ricerca, la quantità e qualità dei links univoci (non scambiati) che un sito riceve rappresentano il metro attraverso il quale i motori di ricerca calcolano il valore di popolarità e quindi di importanza che Google esprime prevalentemente mediante il Page Rank.
Il campo del “Link bait” trae origine dai lavori di link building e, pertanto, si pone anch'esso lo scopo principale di incrementare la quantità e soprattutto la qualità dei links “rilevanti” che il sito acquisisce da siti terzi con contenuti correlati.
Questo metodo è considerato come facente parte delle tecniche che possono essere incluse nella “Lista bianca” ovvero quella lista (ideale – in effetti non è stata mai scritta ufficialmente) che contiene le tecniche ammesse e consigliate dai motori di ricerca.

mercoledì 21 marzo 2007

Pubblicità: e-mail fonte più affidabile di informazioni dopo passaparola. Studio Microsoft/MetrixLab


Microsoft ha presentato uno Studio commissionato da Microsoft Digital Advertising Solutions - la nuova concessionaria pubblicitaria online di Microsoft - che dimostra come la posta elettronica sia uno dei principali fattori che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori.

La ricerca, condotta da MetrixLab per conto di Microsoft, ha rivelato agli inserzionisti pubblicitari che la posta elettronica offre ai brand significative opportunità di contattare il bacino di consumatori di riferimento attraverso un efficace mezzo di comunicazione.
Uno Studio svolto da Universal McCann (“We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006) ha evidenziato inoltre che i servizi e-mail rappresentano la forma di comunicazione più affidabile seconda sola al passaparola, surclassando canali di comunicazione più tradizionali quali TV, radio, pubblicità cinematografiche e affissioni.

Lo studio Microsoft Digital Advertising Solutions/MetrixLab ha coinvolto cinque mercati internazionali: Brasile, Cina, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
È stato intervistato un totale di 14.878 consumatori di età compresa tra 18 e 65 anni che al momento dell'intervista avevano utilizzato la posta elettronica (compresi Hotmail e Windows Live Mail) per oltre un mese. Le interviste sono state effettuate tra agosto e settembre 2006.

I risultati dimostrano chiaramente come decisioni, anche importanti, per i consumatori siano fortemente influenzate da conversazioni avute su Windows Live Mail e
MSN Hotmail, uno dei servizi di posta elettronica più utilizzati del mondo, forte degli oltre 260 milioni di utenti attivi (Dati interni MSN, giugno 2006).

Dai dati emerge che il 76% dei consumatori di sesso maschile e l'81% delle consumatrici intervistati discutono regolarmente su Windows Live Mail o MSN Hotmail di attività sociali quali film, concerti o eventi cui assistere oppure di ristoranti da provare (Indagine Windows Live Mail e MSN Hotmail, settembre 2006).
Il 41% dei consumatori di sesso maschile discute via e-mail dell'acquisto di servizi finanziari, mentre il 77% delle donne tratta i programmi per le vacanze.
Il 61% degli intervistati discute delle proprie prospettive di formazione prima di scegliere una scuola, mentre il 71% dei consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni usa la mail per parlare della propria carriera professionale.
Il 45% degli utenti online abituali, inoltre, ha dichiarato che la posta elettronica è il principale strumento di comunicazione utilizzato (Universal McCann, “We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006).

Ne consegue che il passaparola e i suggerimenti diretti via e-mail sono i fattori più forti che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori.
Tant’è che i due terzi degli intervistati disquisisce di musica su Windows Live Mail o MSN Hotmail prima di procedere all'acquisto, valore che sale al 68% tra i consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni.
Il 56% dei consumatori di sesso maschile di scambia pareri sulle autovetture via e-mail prima dell'acquisto. Il 73% degli uomini e il 58% delle donne si confrontano su gadget e apparecchi elettronici prima di procedere all’acquisto.
Mentre il 61% dei consumatori maschili e il 54% dei consumatori femminili parlano di telefoni cellulari via e-mail prima dell'acquisto.

Marc Bresseel, Regional Sales Director di Microsoft Digital Advertising Solutions, ha dichiarato: “I risultati di questo studio rafforzano ulteriormente la convinzione che Windows Live Mail e MSN Hotmail, con il loro vasto seguito di utenti, sono canali importanti attraverso i quali i consumatori parlano delle loro intenzioni di acquisto con parenti e amici. Ne consegue che questi due canali possono essere utilizzati con profitto dagli inserzionisti pubblicitari per fare giungere i loro brand ai consumatori attraverso un fondamentale strumento di influenza”. (r.n.)

mercoledì 14 marzo 2007

Ipsos: al 48% degli italiani piacciono gli spot. Ma per Séguéla non basta


La multimedialità ha sdoganato i vecchi cari spot televisivi. A questa curiosa conclusione è arrivata la ricerca presentata ieri dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli in un convegno organizzato nella sede della Margherita a Roma. Dal vasto campione degli intervistati (1400) è emerso che nel 48% dei casi i break pubblicitari sono graditi, percentuale che aumenta in modo consistente tra coloro che navigano in internet e leggono i giornali abitualmente, a differenza dei monomaniaci del piccolo schermo, più riottosi ad accettare gli spot con benevolenza. Per gli addetti ai lavori è una notizia da festeggiare. “Sono favorevolmente sorpresa da questi risultati – esulta Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset – E’ ben vista sia la capacità creativa sia l’efficacia del messaggio. Ciò dimostra come tra gli utenti ci sia un atteggiamento più laico rispetto ai politici e agli opinion leader, sempre pronti a sottolineare sforamenti e affollamenti pubblicitari”. “Quasi quasi – per Marco Testa, presidente di Armando Testa – possiamo affermare che la pubblicità televisiva viene consacrata in questa ricerca. Forse, però, gli spot sono così apprezzati oggi perché la programmazione televisiva che gli sta intorno è un po’ peggiorata…”. Tra tanti sorrisi irrompe improvviso l’attacco a tutto campo del guru Jacques Séguéla, arrivato da Parigi apposta per bacchettare “les italiens”. “A uno spettatore su due piace la pubblicità? Non basta, ne servono sette su dieci. Cinque anni di governo Berlusconi hanno eliminato ogni differenza tra servizio pubblico e tv commerciale e i regolatori non riescono a dare un’impronta culturale alla programmazione”. A Sèguéla, tra gli altri, risponde il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che stigmatizza il fenomeno della ‘bulimia’ pubblicitaria in tv, ma alza le mani di fronte all’idea di un controllo governativo sui contenuti. “Immaginare una ‘qualità di Stato’ della tv – chiosa – non ha alcun senso”.

sabato 3 marzo 2007

Google vuole portare gli spot televisivi su internet

Il motore di ricerca ha annunciato che presto le pubblicità presenti in rete saranno accompagnate da contenuti video. In questo modo l’azienda di Cupertino cerca di attirare gli spot televisivi sul web e in particolare punta alle proficue campagne pubblicitarie dei prodotti di largo consumo che attualmente sono trascurate dalle pubblicità in internet. Non mancano i partner importanti: al nuovo progetto Google stanno già collaborando importanti nomi come Dow Jones, Conde Nast e Sony BMG Music Entertainment. I video dovrebbero apparire sugli spazi pubblicitari di Google all'interno di siti che hanno un legame con i contenuti dei diversi filmati mentre la pubblicità sarà visibile durante o al termine del filmato. Secondo le prime indiscrezioni, Google dovrebbe dividere i guadagni provenienti dalla pubblicità con il fornitore dei video e con i siti che ospitano i formati.

Sanremo: buona la seconda. Fabbri lo spot più visto (10,9 milioni), crescono tutti i break

Dopo una partenza in sordina, si risolleva il Festival di Sanremo: la seconda serata della rassegna canora ha prodotto un ascolto medio ponderato di 8,9 milioni di telespettatori, con un buon 47,11% di share. E si risollevano pure gli umori in casa Rai, che dopo il debutto sui livelli flop di Panariello aveva cercato di mascherare alla meglio un’inevitabile delusione per gli ascolti poco brillanti. Mercoledì sera, invece, il Festival di Pippo ha ripreso nettamente quota, migliorando l’audience media dell’edizione precedente di 1,8 milioni di ascoltatori (+25%) e la quota d’ascolto di ben 9 punti. Anche se gli undici milioni di individui registrati da Paolo Bonolis nel 2005 restano ancora lontani, Pippo, complice una controprogrammazione assai debole, nella seconda sera ha ottenuto risultati migliori di quelli di Simona Ventura nel 2004 e del Baudo versione 2003. E questa volta possono ritenersi soddisfatti pure gli inserzionisti, dato che i break pubblicitari, allo stesso prezzo, hanno ottenuto un seguito molto superiore a quello della scorsa edizione. Gli spot pianificati nella prima interruzione, ad esempio, hanno registrato un’audience media di 9,6 milioni, 2,4 milioni in più rispetto all’anno passato (+32,4%). Il secondo break, invece, ha raggiunto un pubblico di quasi 9 milioni, a fronte dei 6,4 milioni del 2006 (+39,8%). Un incremento medio di oltre 2,5 milioni di individui si è registrato anche per le comunicazioni dell’intervallo Sanremo 3, che sono state seguite mediamente da 8,5 milioni di persone. Accrescono significativamente la propria visibilità (di oltre un milione) anche gli ultimi due break della serata, con Sanremo 5 che quasi raddoppia l’ascolto dell’anno scorso, salito da 1,9 milioni a 3,4 milioni (+74,3%). Buona la seconda per Pippo e Michelle, dunque, come testimoniano anche i contatti dei singoli spot: quest’anno quindici messaggi si sono mostrati a oltre 9 milioni di individui, con la comunicazione di Fabbri che è stata vista da 10,9 milioni di telespettatori. Nella seconda sera dell’anno scorso, invece, solo due spot (di Taglia 42 e Mulino Bianco) erano stati seguiti da più di 8 milioni di persone, mentre tutti gli altri avevano raggiunto una platea inferiore ai 7 milioni (Vedi tabella sul Today di oggi).

venerdì 2 marzo 2007

La pubblicità online: + 67% entro il 2008?

Secondo lo studio EIAA Marketer's Internet Ad Barometer, gli investimenti in pubblicità online crescerebbero di questa bella percentuale.
Cresce infatti l'interesse degli inserzionisti verso il mezzo - il 74% dichiara che la Rete deve essere un media fondamentale all'interno della propria strategia.
Per l'80% l'aumento di attrattività di Internet come mezzo è anche dovuto all'arrivo della banda larga e quindi alla possibilità di poter uare formati più creativi (o la possibilità di replicare i soliti 30" in stile televisivo anche in Rete?)
Al momento un 42% degli inserzionisti destinerebbe già oltre un 5% del suo budget a Internet.
Ci si attende un forte incremento degli investimenti anche in Italia.
A livello Europeo, la regina degli investimenti sarà l'industry del Largo Consumo che dovrebbe far salire di un 25% i suoi investimenti complessivi in Rete.
La crescita del budget allocati a Internet andrà a discapito di altri mezzi, tra cui specialmente TV e stampa; circa il 51% del budget verrebbe infatti detratto da allocamenti media finora riservati a mezzi tradizionali.(Di Roberto Venturini)

lunedì 26 febbraio 2007

Instant messaging, la nuova sfida di telcos e web company. A chi il timone?


Grande crescita sul mercato delle comunicazioni per l’instant messaging, fenomeno in continua evoluzione, che sta guadagnando spazi sempre più ampi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una convergenza nel settore dell’Information and Communication Technology, i confini sono diventati sempre più labili e si sono accorciate le distanze tra tlc, media e internet.
Dalla Tv si può accedere al web, come anche dal telefonino, e su internet si può telefonare e guardare la Tv.
Questa contaminazione tecnologica fa felici gli appassionati e consente di fruire di vari servizi da diverse piattaforme.

Prendiamo l’IM, sistema di comunicazione client-server che consente di scambiare in tempo reale frasi e brevi testi sia tra telefonini che tra computer, che nel 2005, nonostante il forte successo degli sms, ha rappresentato una quota pari a 247,9 milioni di euro.
Stando alle previsioni, per il 2010 arriverà a 1,4 miliardi di euro, arrivando a raggiungere 1,5 miliardi di utenti nel 2011.

Davanti al successo di questo tipo di servizi, le telcos e i principali produttori di soluzioni per chat si sono mobilitati, alla ricerca di applicazioni interoperabili.
Come hanno fatto
Microsoft e Yahoo!, rendendo compatibili le loro piattaforme soprattutto per evitare all'utente l'utilizzo di due programmi.
Sulla stessa linea anche
Telefonica, Telecom Italia, Vodafone, T-Mobile e Orange che hanno stretto accordi per unificare le proprie reti.

La competizione sarà agguerrita e porrà inevitabilmente, al di là delle partnership, operatori mobili e web company.
Queste ultime potranno far falere il know-how raggiunto con anni e anni di esperienza.
“…Braccio di ferro tra gli operatori mobili e i fornitori di servizi IM sta diventando sempre più complesso” ha spiegato l’analista Prachi Nema di Visiongain.

Senza dimenticare la necessità di trovare i tempi rapidi il giusto modello di business.
Una soluzione potrebbe essere quella della diversificazione dell’offerta, come propone l’analista Ian Cox, sostenendo che gli operatori potranno introdurre, oltre all’instant messaging, “…servizi come il push-to-talk, i giochi interattivi e la navigazione internet”.

Bisognerà attendere che il mercato imponga tariffe accessibili per chi decide di comunicare attraverso i sistemi di IM. E pare che molto preso,
Wind, 3 Italia (H3G) e Tim a breve annunceranno una flat dedicata esclusivamente alle reti IM.

Secondo alcuni analisti, la scelta ideale sarebbe quella di un modello cooperativo in cui gli operatori, grazie alla forza di marchi web già ampiamente noti, potranno offrire un servizio affidabile e, allo stesso tempo, arrivare a una base utenti molto più vasta di quella che potrebbero raggiungere con un servizio proprietario.
“L’interoperabilità è la chiave di tutto”, ha sottolineato Prachi Nema, notando come sia ormai terminata l’epoca del ‘walled garden’ e come sul lungo periodo gli operatori dovranno rendersi conto che la strada da percorrere è quella della collaborazione e della condivisione, a rischio di ingoiare – all’inizio – qualche boccone amaro.

Ma c’è anche chi, davanti al successo di questi nuovi servizi, sta pensando di debuttare con una soluzione propria che definisce rivoluzionaria.
Si tratta del web site
createmotions.com che annuncia l’imminente arrivo del suo “Always summer”, sul quale si tiene ancora lo stretto riserbo.
L'autore italiano Roberto Della Pasqua ha spiegato che si tratta “…di un progetto completamente auto-finanziato, in corso d'opera da quattro anni”. Dove lo stesso Della Pasqua cura ogni aspetto, dall'ideazione alla realizzazione tecnica, fino all'arte e il disegno.
“…Si immagini – ha detto ancora - un progetto composto attualmente da oltre 30mila oggetti fra documenti di brainstorming, diagrammi e grafici che si traducono in una architettura composta da 300 pezzi e 1 milione di righe di codice”.
Della Pasqua ha precisato che il progetto “…vanta la collaborazione di menti brillanti da tutto il mondo e attualmente è protetto da una decina di brevetti italiani ed internazionali”. Obiettivo, ha concluso, è quello di arrivare a portare “…evoluti metodi di messaggistica nel mercato aziendale e ludico”.
di Raffaella Natale

venerdì 23 febbraio 2007

La Rai farà la web tv e ci scaricheremo montalbano

L'articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 369, Gennaio 2006, di 'Prima Comunicazione'.

Grazie al contratto di servizio stipulato tra il ministero delle Comunicazioni e la Rai per il triennio 2007-2009 i telespettatori potranno finalmente scaricarsi le puntate di Montalbano e molti altri programmi dal sito web della Rai. Il nuovo contratto contiene infatti un'importante novità: la nuova offerta multimediale (Internet compresa) diventerà ufficialmente per la prima volta la terza tipologia di programmazione Rai in aggiunta all'offerta radio e televisiva. La Rai dovrà produrre e acquistare diritti anche per il digitale terrestre, la tivù via satellite, la tivù via Internet e l'Internet mobile. In particolare dovrà dedicare al web una quota crescente di risorse finanziarie. E la Rai verrà giudicata anche per la qualità dei suoi servizi Internet. Il contratto di servizio impegna insomma il servizio pubblico italiano a seguire le orme della Bbc, che ha un sito tra i migliori e più visitati del mondo e che offre gratis o a pagamento via web i suoi programmi televisivi a chi paga il canone.L'Aiip, Associazione italiana degli Internet provider, ha espresso la sua forte soddisfazione per il nuovo contratto di servizio, sottolineando in particolare il fatto che "questo approccio rappresenta un primo riconoscimento pratico del principio della neutralità della rete". Gli Internet provider alternativi a Telecom Italia sono contenti perché l'offerta dei programmi Rai sarà resa disponibile gratuitamente via Internet senza accordi particolari con il carrier che si limiterà al trasporto dei segnali. Il gestore delle telecomunicazioni sarà completamente 'neutro'. L'Aiip polemizza invece contro "quegli operatori dominanti che vogliono monopolizzare la tivù del futuro, l'iptv (Internet protocol tv), attraverso tariffe differenziate, qualità mediocre, decoder chiusi".Al di là delle battaglie regolamentari che si svolgeranno a Bruxelles e a Roma sulla neutralità della rete, il problema delle prospettive della tivù via Internet è più generale. Si sta profilando una competizione sempre più marcata tra due concezioni diverse - e forse opposte - della televisione del futuro. Da una parte la web tv sponsorizzata dai fornitori di contenuto e dai grandi siti web, dall'altra l'iptv dei gestori di telecomunicazione.Ormai il successo della musica scaricata on line a pagamento ha convinto le major hollywoodiane e i gruppi televisivi a mettere in rete i loro prodotti video. I film e alcuni programmi sono offerti a pagamento, altri programmi contengono pubblicità. Negli Usa si moltiplicano gli annunci degli accordi tra i grandi content provider (major e network) e i maggiori siti web come Google, iTune, Yahoo!, Msn e gli altri siti di social networking frequentati da milioni di visitatori. Grazie alla web tv e agli accessi a banda larga milioni di internauti possono scaricarsi on demand in pochi minuti i programmi preferiti per poi vederseli comodamente sul computer o sul televisore di casa. Questa offerta di web tv è però in parte alternativa a quella iptv che stanno sviluppando i grandi gestori di telecomunicazione negli Usa, in Europa e in Italia. L'offerta di iptv è basata fondamentalmente sui canali e sui programmi forniti dai carrier di tlc grazie agli accordi - eventualmente di esclusiva - con i content provider. Bisognerà vedere chi vincerà sul mercato: se l'offerta 'chiusa' di tivù a pagamento dei carrier, basata sui canali televisivi, o l'offerta di web tv on demand gestita dai fornitori di contenuto. Finora sull'Internet gratuita le offerte aperte hanno sempre vinto; occorre vedere se accadrà anche questa volta nel caso specifico della tivù a pagamento.Rete unica di broadcasting: anche Mediaset ci staLa rete nazionale di broadcasting per la tivù digitale, promossa fortemente dalla Rai, è sempre più vicina. Lo ha confermato Andrea Ambrogetti, direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset, durante un recente convegno indetto dall'Isimm, l'istituto di studi e di ricerche sulle comunicazioni presieduto da Enrico Manca. Nel seminario di dicembre, intitolato 'Quale futuro per il sistema delle telecomunicazioni italiane ed europee?', Ambrogetti ha annunciato la disponibilità di Mediaset a procedere alla costituzione della rete unica nazionale per la tivù digitale, in pieno accordo con l'intervento che lo ha preceduto di Luca Balestrieri, vice presidente di Rainet, l'Internet company della Rai. Mediaset non ha quindi più come imperativo assoluto il mantenimento della sua rete di trasmissione televisiva. Costruire una rete unica per cederla è diventata una prospettiva di business concreta (anche se ovviamente non facile e scontata) di fronte sia a una minaccia sia a un'opportunità. Rai e Mediaset - già indicate come 'duopoliste congiunte' sulle frequenze da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di Corrado Calabrò - rischiano infatti di perdere nei prossimi anni parte delle loro frequenze. La legge Gentiloni impone a una rete Mediaset e a una Rai di passare al digitale prima dello switch off e di liberare le relative frequenze. Quindi è meglio valorizzare subito l'asset. L'opportunità è che nel futuro le frequenze televisive diventeranno sempre più pregiate perchè, grazie alle tecnologie digitali, non serviranno più a trasmettere solo la tivù ma tutti gli altri servizi di tlc senza fili, come l'accesso a Internet e la voce. Le frequenze televisive valgono fino a 5 euro per spettatore potenziale, ma le frequenze per servizi tlc valgono anche decine di euro per utente raggiungibile. Quindi valorizzare le frequenze cedendole a un carrier di telecomunicazione costituisce un'ottima opportunità.

mercoledì 21 febbraio 2007

GOOGLE CERCA INSERZIONISTI

punta a diventare la piattaforma tecnologica dominante non solo per la pubblicità on line ma per tutti i media, a cominciare dalla stampa. La società di Larry Page e Sergey Brin è notissima per il suo motore di ricerca su Internet; meno conosciuto ma forse più importante è il fatto che Google ha creato un sistema automatico d’asta per la pubblicità che gli frutta miliardi di dollari. Per la precisione Google ha chiuso il 2006 con un fatturato pubblicitario pari a 10,5 miliardi di dollari e un incredibile utile netto – legato proprio alla piattaforma tecnologica per l’asta pubblicitaria – di 3 miliardi. Insomma ha un fatturato pari a circa tre volte quello di Mediaset e un utile che da solo vale all’incirca i ricavi totali del Biscione. Il segreto è nell’asta telematica: il software di Google è non solo in grado di offrire ai migliori offerenti gli spazi pubblicitari legati alle keyword (le parole chiave) di ricerca ma anche di prevedere quali saranno le inserzioni più cliccate, cioè più redditizie per Google (che viene retribuita dal pay per click) e per gli inserzionisti. Il click rate di Google è intorno al 10-20% mentre normalmente nella pubblicità on line è intorno all’1%. Forte di questa tecnologia software e del folto parco clienti, Google ha deciso di mettere a disposizione dei giornali statunitensi il suo mercato elettronico. Ha messo insieme un circuito che comprende colossi come il New York Times, il Chicago Tribune, il Washington Post e la casa editrice Hearst per sperimentare il suo sistema d’asta per i giornali (vedi Prima n. 368, pag. 168); se l’esperimento sarà positivo, proporrà il suo mercato elettronico a livello internazionale. L’obiettivo è di ampliare il mercato: i giornali avranno più pubblicità – soprattutto locale e di aziende minori che già utilizzano Google – e riempiranno tutti gli spazi vuoti, mentre Google tratterrà una percentuale stimata a regime intorno al 20%. Aggregando decine di migliaia di inserzionisti, Google potrà ottenere prezzi scontati, mentre i giornali acquisteranno dei nuovi inserzionisti che altrimenti non potrebbero raggiungere. Insomma, se l’esperimento andrà bene, i giornali americani si affideranno proprio al loro rivale per invertire la tendenza del declino della pubblicità e delle copie vendute. Pare però che Gannett, McClatchy e Tribune stiano anche pensando di consorziare la loro raccolta pubblicitaria on line per contrastare lo strapotere di Google