Comunicazione anno zero? Forse. Quel mix di pensiero laterale, creatività e ricerca che avrebbe potuto siglare grandi performance negli scorsi anni non sarà più sufficiente: il raggio di visione di chi opera nella comunicazione si deve allargare di molto oltre il 360° mentali.
E sui nuovi concept di visione della comunicazione contrassegnati in modo generico dalla fortunata sigla “2.0” si è ormai ampiamente dibattuto su tutti i media, mentre poco si è parlato di sostenibilità della ‘filiera della comunicazione’. Ecco un argomento ancora da sviluppare e comprendere. Nel vasto numero di aspetti esaminati sull’onda delle preoccupazioni suscitate dalla recente ricerca dell’ Ipcc - organo dell’ONU, ci si è scordati dell’aspetto comunicazionale.
Sullo "sviluppo sostenibile della comunicazione" (il termine “sviluppo sostenibile” è ormai parte del linguaggio comune, ad iniziare dalla Conferenza per l'ambiente di Rio de Janeiro del 1992) poco si è dibattuto. Proviamo ad accostarci al problema: la comunicazione dovrà fare i conti in modo sostanziale con una visione eco-oriented e su questa necessità si dovrà plasmare il modo di progettare e di creare delle aziende e della agenzie, ma, più in profondità, la concezione di comunicazione ‘sostenibile’ vede il meccanismo stesso del comunicare al centro del cambiamento: produrre comunicazioni errate non solo disorienta l’utente finale che fatica a comprendere, come anche l’investitore che non ne trae profitto o il comunicatore che ne diventa il frustrato artefice negativo, ma produce un inquinamento comunicazionale ‘ambientale’, una 'Adv Pollution' con effetti negativi a cascata.
Si potrà parlare di “comunicazione sostenibile” quando ad un progettare olistico si assommerà una metodologia comunicazionale essenziale al suo scopo: mettere in condivisione un’idea senza creare “rumore di fondo”.
Ecco allora il punto di partenza: conoscere meglio i meccanismi mentali dell’utente per progettare e realizzare un percorso virtuoso a partire dalle radici del processo attraverso metodologie di ricerca innovative.
Ma se la “filiera della comunicazione” fosse intesa come un lungo ‘condotto’, la necessità che tutte le giunture possano garantire il flusso corretto del materiale trasportato diverrebbe obbligatoria. Ma è così? La neonata Scienza della Comunicazione ci offre certezze su questo versante? La risposta mi sembra ovvia ed è negativa.
La frammentazione dei vari momenti della comunicazione e la loro impermeabilità al reciproco confronto – vedi la strategie web che, tolto rare eccezioni, danno vita ad un brand diverso da quello ‘rap-presentato’ nella strategia tradizionale, vedi le campagne di advertising televisivo che non trovano riscontro (neppure ‘laterale’) negli interventi sul punto vendita, o i codici colore di un packaging che stridono con quelli usati nel below the line - non fanno certamente ben sperare. Se si aggiunge che il perverso meccanismo delle gare ha addirittura frammentato la visione anche all’interno di un medesimo comparto, direi che il quadro risulta completo.
Quante sono le aziende che presentano una ‘filiera comunicazionale’ coerente a partire dal motivo musicale della segreteria telefonica sino all’advertising o alle interactive actions online?
di Fabrizio Bellavista
mercoledì 2 maggio 2007
venerdì 27 aprile 2007
I media digitali guidano la crescita del mercato
Saranno i media digitali a guidare la crescita del mercato pubblicitario nei prossimi anni nei Paesi occidentali (in quelli in via di sviluppo protagonista resta ancora la tivù). In Europa Internet ha già raggiunto una quota di mercato del 7% (in Italia del 5%) e quest’anno l’investimento sui media on line crescerà del 65% rispetto al 2006, molto più degli altri mezzi (la tivù aumenterà del 23%, i periodici del 13%, l'outdoor del 9%, le radio del 3%, mentre la pubblicità sui quotidiani scenderà del 13%). Cifre previsioni sono fornite da GroupM, la parent company dei centri media del gruppo Wpp, un colosso che controlla circa il 30% del mercato pubblicitario mondiale. Federico Rampolla, di recente nominato interaction director di GroupM Italia, traccia un quadro dei media digitali nel nostro Paese e delle loro prospettive di sviluppo. “Da Internet all’iptv, alla tv mobile al social network, il digitale sta diventando sempre più pervasivo - afferma Rampolla - ma in Italia gli editori stentano ancora a trovare la propria strada, molti non hanno ancora sviluppato una strategia coerente e duratutura in questo settore. Per un editore (ma il discorso vale anche per le agenzie e le aziende in genere), oggi sono possibili tre strategie nel confronti del digitale: stare a guardare, il che vuol dire uscire dal mercato; seguire quello che fanno gli altri, copiare: un comportamento molto diffuso in Italia, che in pratica significa rinunciare alla leadership; oppure giocare, impegnarsi in prima persona; e questa a mio parere è l’unica strategia possibile”.Guardando i dati di diffusione, si scopre che in molti casi Internet sta già sopravanzando i giornali come mezzo di informazione quotidiana: se nel caso del Corriere della Sera le copie diffuse ancora superano gli utenti unici del sito Corriere.it, per Gazzetta dello Sport e Repubblica, invece, ci sono già più utenti unici che copie diffuse. “È vero che alcuni mercati esteri sono più maturi del nostro - prosegue Rampolla - ma anche noi comunque abbiamo già superato il punto di svolta. La quota di mercato della comunicazione on line sta crescendo rapidamente e prima o poi arriveremo al sorpasso rispetto agli altri media.”
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martedì 24 aprile 2007
Pubblicità sempre più online: le preferenze vanno ai formati interattivi e ‘audaci’
Sono sempre di più gli inserzionisti che mostrano di preferire formati pubblicitari online di intrattenimento, cioè che permettono di interagire, coinvolgere e comunicare.
A rivelarlo è il nuovo Studio pubblicato dalla European Interactive Advertising Association (EIAA) e dalla Online Publishers Association Europe (OPA Europe).
Secondo i dati forniti dai soci di EIAA, l’uso di Super Banner e Rettangolo Medio MPU negli ultimi sei mesi del 2006 è aumentato in tutta Europa.
Il report di EIAA European Ad Formats analizza l’uso e la popolarità di specifici formati pubblicitari sulle reti dei soci di tutta Europa, quindi li combina con i dati di OPA Europe, indica quali formati risultano più popolari ed esamina i fattori che ne hanno determinato la crescita.
Il Report 2007 è basato su oltre 300 miliardi di impression online ottenute tra Luglio e Dicembre 2006.
Sono stati presi in esame i formati: Banner tradizionale 468 x 60, Skyscraper 120 x 600, Wide Skyscraper 160 x 600, Rettangolo180 x 150, Rettangolo Medio – MPU 300 x 250 e Super Banner 728 x 90, che rappresentano circa l’85% di tutte le impression su pubblicità display raggiunte sulle reti dei membri EIAA e OPA Europe nei sei mesi in esame.
Secondo l’analisi effettuata, in Europa è crollata la popolarità del Banner tradizionale: tra Gennaio e Luglio 2006 rappresentava il 21%, ma tra Luglio e Dicembre 2006 è sceso al 13%. Al contrario, il Super Banner ora rappresenta il 35%, mentre tra Gennaio e Luglio era solo il 28% del totale; il Rettangolo Medio MPU (Messaging Plus Unit) vale un terzo del totale, in quanto è passato dal 27% al 33%.
I dati di OPA Europe dimostrano una crescita ancora più decisa dei formati più “audaci”: Super Banner e Rettangolo Medio MPU oggi rappresentano l’86%, confermando che gli inserzionisti hanno colto l’opportunità offerta da questi formati per sfruttarne il potenziale creativo e ottenere maggior impatto sui consumatori.
Ci sono comunque differenze evidenti a livello locale nell’utilizzo dei formati. L’MPU ha registrato la massima crescita in Italia e in Francia. Nei mercati britannico, spagnolo, olandese e Nordic, la predominanza del Super Banner è assoluta.
Alison Fennah, Executive Director di EIAA, ha spiegato che “…Via via che il consumatore trascorre più tempo online non solo per assolvere compiti specifici, ma anche per divertirsi, gli inserzionisti scelgono formati che permettono di realizzare idee creative, che attirano l’attenzione e che riescono a coinvolgere e a ispirare”.
Aggiungendo che “…Il rich media è quindi sempre più apprezzato in pubblicità, in quanto permette un’esperienza utente più interattiva e una comunicazione a due vie con i clienti, aprendo così le porte a una miglior risposta al brand”. (r.n.)
A rivelarlo è il nuovo Studio pubblicato dalla European Interactive Advertising Association (EIAA) e dalla Online Publishers Association Europe (OPA Europe).
Secondo i dati forniti dai soci di EIAA, l’uso di Super Banner e Rettangolo Medio MPU negli ultimi sei mesi del 2006 è aumentato in tutta Europa.
Il report di EIAA European Ad Formats analizza l’uso e la popolarità di specifici formati pubblicitari sulle reti dei soci di tutta Europa, quindi li combina con i dati di OPA Europe, indica quali formati risultano più popolari ed esamina i fattori che ne hanno determinato la crescita.
Il Report 2007 è basato su oltre 300 miliardi di impression online ottenute tra Luglio e Dicembre 2006.
Sono stati presi in esame i formati: Banner tradizionale 468 x 60, Skyscraper 120 x 600, Wide Skyscraper 160 x 600, Rettangolo180 x 150, Rettangolo Medio – MPU 300 x 250 e Super Banner 728 x 90, che rappresentano circa l’85% di tutte le impression su pubblicità display raggiunte sulle reti dei membri EIAA e OPA Europe nei sei mesi in esame.
Secondo l’analisi effettuata, in Europa è crollata la popolarità del Banner tradizionale: tra Gennaio e Luglio 2006 rappresentava il 21%, ma tra Luglio e Dicembre 2006 è sceso al 13%. Al contrario, il Super Banner ora rappresenta il 35%, mentre tra Gennaio e Luglio era solo il 28% del totale; il Rettangolo Medio MPU (Messaging Plus Unit) vale un terzo del totale, in quanto è passato dal 27% al 33%.
I dati di OPA Europe dimostrano una crescita ancora più decisa dei formati più “audaci”: Super Banner e Rettangolo Medio MPU oggi rappresentano l’86%, confermando che gli inserzionisti hanno colto l’opportunità offerta da questi formati per sfruttarne il potenziale creativo e ottenere maggior impatto sui consumatori.
Ci sono comunque differenze evidenti a livello locale nell’utilizzo dei formati. L’MPU ha registrato la massima crescita in Italia e in Francia. Nei mercati britannico, spagnolo, olandese e Nordic, la predominanza del Super Banner è assoluta.
Alison Fennah, Executive Director di EIAA, ha spiegato che “…Via via che il consumatore trascorre più tempo online non solo per assolvere compiti specifici, ma anche per divertirsi, gli inserzionisti scelgono formati che permettono di realizzare idee creative, che attirano l’attenzione e che riescono a coinvolgere e a ispirare”.
Aggiungendo che “…Il rich media è quindi sempre più apprezzato in pubblicità, in quanto permette un’esperienza utente più interattiva e una comunicazione a due vie con i clienti, aprendo così le porte a una miglior risposta al brand”. (r.n.)
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domenica 22 aprile 2007
Cresce il successo dell’email come strumento di comunicazione commerciale
Il 2006 ha segnato un anno di svolta per internet in Italia. A traino di una raccolta pubblicitaria che ha vissuto un significativo incremento soprattutto nel secondo semestre, il web conquista quote crescenti del time budget di una porzione sempre maggiore di popolazione.
Grazie anche al grande successo della banda larga e alle connessioni tramite mobile, oggi il tempo trascorso ogni giorno su internet supera quello dedicato alla lettura dei quotidiani, e addirittura per alcuni segmenti quello dedicato alla televisione. Non solo: il tempo speso alla ricerca di viaggi o per la gestione della finanza personale è superiore online a quello trascorso nelle agenzie di viaggi o in banca.
È quanto emerge dalla quinta edizione dell'E-mail Marketing Performance Report, realizzato da Kiwari, che si conferma il punto di riferimento per le metriche della comunicazione via e-mail anche nel nostro paese.
Nel 2006, attraverso le piattaforme di Kiwari sono stati inviati 1,2 miliardi di messaggi, con un numero di invii che, per la sola Italia, è aumentato del 300% rispetto al 2005.
In Italia, sul totale di e-mail inviate, l’86,5% è giunto a destinazione (non è stato cioè rilevato alcun messaggio di errore). Di queste, il 14,8% è stato aperto almeno una volta e il 2,5% ha ricevuto almeno un click.
A fronte di un costante aumento degli invii – si legge nel rapporto Kiwari - si registra una sostanziale tenuta dei tassi di e-mail recapitate e dei tassi di click through univoci che, anzi, risultano migliori se si confrontano il primo e il secondo semestre del 2006 con i pari periodo del 2005.
Nel corso del 2006 il rapporto tra e-mail cliccate e aperte risulta di gran lunga superiore rispetto al 2005. Nel primo semestre dell’anno l’incremento è stato del 5,3% rispetto al pari periodo del 2005, mentre nel secondo del 3,5%.
Le campagne pianificate sono aumentate del 77% rispetto al secondo semestre del 2005 e del 12% rispetto al primo semestre del 2006. Tra il secondo semestre 2005 e il secondo semestre 2006, le DEM hanno visto aumentare la loro quota rispetto alle newsletter.
Le performance delle campagne sviluppate ricorrendo alle newsletter sono costantemente più elevate (da 2 a 6 punti percentuali) rispetto a quelle DEM, mentre i mercati dove le performance dell’e-mail marketing sono migliori sono quello del Travel e del Finance.
Il costo medio per contatto di una campagna di e-mail marketing si aggira intorno ai 5 centesimi di euro.
L’e-mail marketing – spiega Kiwari - gode i favori di un sempre maggior numero di aziende che investono in campagne newsletter e DEM (i messaggi di natura commerciale a cadenza spot) su liste che concessionarie ed editori sottopongono a continua manutenzione con crescente cura.
Ma il fenomeno degno di particolare attenzione è il forte interesse da parte delle aziende a utilizzare l’e-mail su liste proprie, come strumento di comunicazione con clienti e prospect, su base continuativa e non unicamente finalizzata alla promozione di prodotti e servizi. Negli ultimi anni, infatti, la funzione della comunicazione via e-mail ha superato i confini dell’acquisizione di nuovi clienti per interessare sempre più la stabilizzazione del legame con il brand e quindi la fidelizzazione.
È così che per molti attori appare sempre più appropriato parlare di “strategia e-mail” a tutto tondo, di cui l’”e-mail marketing” rappresenta solo una parte, e non sempre quella preponderante. Nel 2006, le aziende che utilizzano la piattaforma Kiwari direct! hanno inviato oltre 1,2 miliardi di email a destinatari che ne hanno autorizzato la ricezione secondo le pratiche del permission marketing.
I dati evidenziati dal Report testimoniano il successo dell’e-mail come strumento di comunicazione commerciale, caratterizzato dalla crescita geometrica dei volumi e dalla buona tenuta delle performance di attenzione e di interesse, che dimostra come l’insieme delle problematiche associate alla cosiddetta deliverability abbia acquisito una priorità elevata nella agenda dei marketer italiani.
Ma proprio a partire dall’idea stessa espressa con l’etichetta “strategia e-mail”, emerge anche l’esigenza di iniziare a riflettere sulle nuove sfide e opportunità della comunicazione digitale. Questo sia per chi ha scelto di usare piattaforme come la nostra per comunicare con clienti e prospect, sia per chi - come noi – deve progettare gli strumenti tecnologici più adeguati per quelle imprese che intendono con cognizione di causa sviluppare una propria strategia e-mail.
Grazie anche al grande successo della banda larga e alle connessioni tramite mobile, oggi il tempo trascorso ogni giorno su internet supera quello dedicato alla lettura dei quotidiani, e addirittura per alcuni segmenti quello dedicato alla televisione. Non solo: il tempo speso alla ricerca di viaggi o per la gestione della finanza personale è superiore online a quello trascorso nelle agenzie di viaggi o in banca.
È quanto emerge dalla quinta edizione dell'E-mail Marketing Performance Report, realizzato da Kiwari, che si conferma il punto di riferimento per le metriche della comunicazione via e-mail anche nel nostro paese.
Nel 2006, attraverso le piattaforme di Kiwari sono stati inviati 1,2 miliardi di messaggi, con un numero di invii che, per la sola Italia, è aumentato del 300% rispetto al 2005.
In Italia, sul totale di e-mail inviate, l’86,5% è giunto a destinazione (non è stato cioè rilevato alcun messaggio di errore). Di queste, il 14,8% è stato aperto almeno una volta e il 2,5% ha ricevuto almeno un click.
A fronte di un costante aumento degli invii – si legge nel rapporto Kiwari - si registra una sostanziale tenuta dei tassi di e-mail recapitate e dei tassi di click through univoci che, anzi, risultano migliori se si confrontano il primo e il secondo semestre del 2006 con i pari periodo del 2005.
Nel corso del 2006 il rapporto tra e-mail cliccate e aperte risulta di gran lunga superiore rispetto al 2005. Nel primo semestre dell’anno l’incremento è stato del 5,3% rispetto al pari periodo del 2005, mentre nel secondo del 3,5%.
Le campagne pianificate sono aumentate del 77% rispetto al secondo semestre del 2005 e del 12% rispetto al primo semestre del 2006. Tra il secondo semestre 2005 e il secondo semestre 2006, le DEM hanno visto aumentare la loro quota rispetto alle newsletter.
Le performance delle campagne sviluppate ricorrendo alle newsletter sono costantemente più elevate (da 2 a 6 punti percentuali) rispetto a quelle DEM, mentre i mercati dove le performance dell’e-mail marketing sono migliori sono quello del Travel e del Finance.
Il costo medio per contatto di una campagna di e-mail marketing si aggira intorno ai 5 centesimi di euro.
L’e-mail marketing – spiega Kiwari - gode i favori di un sempre maggior numero di aziende che investono in campagne newsletter e DEM (i messaggi di natura commerciale a cadenza spot) su liste che concessionarie ed editori sottopongono a continua manutenzione con crescente cura.
Ma il fenomeno degno di particolare attenzione è il forte interesse da parte delle aziende a utilizzare l’e-mail su liste proprie, come strumento di comunicazione con clienti e prospect, su base continuativa e non unicamente finalizzata alla promozione di prodotti e servizi. Negli ultimi anni, infatti, la funzione della comunicazione via e-mail ha superato i confini dell’acquisizione di nuovi clienti per interessare sempre più la stabilizzazione del legame con il brand e quindi la fidelizzazione.
È così che per molti attori appare sempre più appropriato parlare di “strategia e-mail” a tutto tondo, di cui l’”e-mail marketing” rappresenta solo una parte, e non sempre quella preponderante. Nel 2006, le aziende che utilizzano la piattaforma Kiwari direct! hanno inviato oltre 1,2 miliardi di email a destinatari che ne hanno autorizzato la ricezione secondo le pratiche del permission marketing.
I dati evidenziati dal Report testimoniano il successo dell’e-mail come strumento di comunicazione commerciale, caratterizzato dalla crescita geometrica dei volumi e dalla buona tenuta delle performance di attenzione e di interesse, che dimostra come l’insieme delle problematiche associate alla cosiddetta deliverability abbia acquisito una priorità elevata nella agenda dei marketer italiani.
Ma proprio a partire dall’idea stessa espressa con l’etichetta “strategia e-mail”, emerge anche l’esigenza di iniziare a riflettere sulle nuove sfide e opportunità della comunicazione digitale. Questo sia per chi ha scelto di usare piattaforme come la nostra per comunicare con clienti e prospect, sia per chi - come noi – deve progettare gli strumenti tecnologici più adeguati per quelle imprese che intendono con cognizione di causa sviluppare una propria strategia e-mail.
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martedì 27 marzo 2007
''LINK BAITING'': LA NUOVA FRONTIERA DEL POSIZIONAMENTO NEI MOTORI DI RICERCA
Nei forum e nei siti dei tecnici di seo-marketing, si parla sempre più spesso di “link baiting” indicando con tale termine la vera nuova frontiera del posizionamento nei motori di ricerca.
Ma cosa vuol dire “link baiting”? Il verbo “to bait” in inglese può essere tradotto con: “innescare”, “lanciare l'esca” o addirittura “adescare”.
La “Link baiting” corrisponde a qualsiasi tipo di contenuto collocato internamente ad un sito web (sulla home o su pagine interne) che catturi l'attenzione costituiendo una "esca” per attrarre gli utenti e i visitatori convincendoli ad inserire links sul proprio sito verso il sito o le specifiche le pagine web che possiedono questo contenuto di grande attrazione.
Matt Cutts, nel suo famosissimo blog, ha definito come “Link bait” qualsiasi contenuto che sia sufficientemente interessante per attrarre l'attenzione della gente.
Nella normalità delle cose gli utenti che accedono e lasciano posts su bullettin boards, newsgroups, siti di social networking (siti che consentono le conoscenze sociali come ad es. MySpace.com) o blogs, inseriscono un link al proprio sito cercando di stimolare gli altri partecipanti a visitarlo. Si tratta di una forma di marketing assai potente data la sua natura "virale”.
Nell'ambito del SEO (search engine optimization) e quindi dei lavori che i seo-marketers compiono in ottica posizionamento nei motori di ricerca, la quantità e qualità dei links univoci (non scambiati) che un sito riceve rappresentano il metro attraverso il quale i motori di ricerca calcolano il valore di popolarità e quindi di importanza che Google esprime prevalentemente mediante il Page Rank.
Il campo del “Link bait” trae origine dai lavori di link building e, pertanto, si pone anch'esso lo scopo principale di incrementare la quantità e soprattutto la qualità dei links “rilevanti” che il sito acquisisce da siti terzi con contenuti correlati.
Questo metodo è considerato come facente parte delle tecniche che possono essere incluse nella “Lista bianca” ovvero quella lista (ideale – in effetti non è stata mai scritta ufficialmente) che contiene le tecniche ammesse e consigliate dai motori di ricerca.
Ma cosa vuol dire “link baiting”? Il verbo “to bait” in inglese può essere tradotto con: “innescare”, “lanciare l'esca” o addirittura “adescare”.
La “Link baiting” corrisponde a qualsiasi tipo di contenuto collocato internamente ad un sito web (sulla home o su pagine interne) che catturi l'attenzione costituiendo una "esca” per attrarre gli utenti e i visitatori convincendoli ad inserire links sul proprio sito verso il sito o le specifiche le pagine web che possiedono questo contenuto di grande attrazione.
Matt Cutts, nel suo famosissimo blog, ha definito come “Link bait” qualsiasi contenuto che sia sufficientemente interessante per attrarre l'attenzione della gente.
Nella normalità delle cose gli utenti che accedono e lasciano posts su bullettin boards, newsgroups, siti di social networking (siti che consentono le conoscenze sociali come ad es. MySpace.com) o blogs, inseriscono un link al proprio sito cercando di stimolare gli altri partecipanti a visitarlo. Si tratta di una forma di marketing assai potente data la sua natura "virale”.
Nell'ambito del SEO (search engine optimization) e quindi dei lavori che i seo-marketers compiono in ottica posizionamento nei motori di ricerca, la quantità e qualità dei links univoci (non scambiati) che un sito riceve rappresentano il metro attraverso il quale i motori di ricerca calcolano il valore di popolarità e quindi di importanza che Google esprime prevalentemente mediante il Page Rank.
Il campo del “Link bait” trae origine dai lavori di link building e, pertanto, si pone anch'esso lo scopo principale di incrementare la quantità e soprattutto la qualità dei links “rilevanti” che il sito acquisisce da siti terzi con contenuti correlati.
Questo metodo è considerato come facente parte delle tecniche che possono essere incluse nella “Lista bianca” ovvero quella lista (ideale – in effetti non è stata mai scritta ufficialmente) che contiene le tecniche ammesse e consigliate dai motori di ricerca.
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mercoledì 21 marzo 2007
Pubblicità: e-mail fonte più affidabile di informazioni dopo passaparola. Studio Microsoft/MetrixLab
Microsoft ha presentato uno Studio commissionato da Microsoft Digital Advertising Solutions - la nuova concessionaria pubblicitaria online di Microsoft - che dimostra come la posta elettronica sia uno dei principali fattori che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori.
La ricerca, condotta da MetrixLab per conto di Microsoft, ha rivelato agli inserzionisti pubblicitari che la posta elettronica offre ai brand significative opportunità di contattare il bacino di consumatori di riferimento attraverso un efficace mezzo di comunicazione.
Uno Studio svolto da Universal McCann (“We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006) ha evidenziato inoltre che i servizi e-mail rappresentano la forma di comunicazione più affidabile seconda sola al passaparola, surclassando canali di comunicazione più tradizionali quali TV, radio, pubblicità cinematografiche e affissioni.
Lo studio Microsoft Digital Advertising Solutions/MetrixLab ha coinvolto cinque mercati internazionali: Brasile, Cina, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
È stato intervistato un totale di 14.878 consumatori di età compresa tra 18 e 65 anni che al momento dell'intervista avevano utilizzato la posta elettronica (compresi Hotmail e Windows Live Mail) per oltre un mese. Le interviste sono state effettuate tra agosto e settembre 2006.
I risultati dimostrano chiaramente come decisioni, anche importanti, per i consumatori siano fortemente influenzate da conversazioni avute su Windows Live Mail e MSN Hotmail, uno dei servizi di posta elettronica più utilizzati del mondo, forte degli oltre 260 milioni di utenti attivi (Dati interni MSN, giugno 2006).
Dai dati emerge che il 76% dei consumatori di sesso maschile e l'81% delle consumatrici intervistati discutono regolarmente su Windows Live Mail o MSN Hotmail di attività sociali quali film, concerti o eventi cui assistere oppure di ristoranti da provare (Indagine Windows Live Mail e MSN Hotmail, settembre 2006).
Il 41% dei consumatori di sesso maschile discute via e-mail dell'acquisto di servizi finanziari, mentre il 77% delle donne tratta i programmi per le vacanze.
Il 61% degli intervistati discute delle proprie prospettive di formazione prima di scegliere una scuola, mentre il 71% dei consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni usa la mail per parlare della propria carriera professionale.
Il 45% degli utenti online abituali, inoltre, ha dichiarato che la posta elettronica è il principale strumento di comunicazione utilizzato (Universal McCann, “We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006).
Ne consegue che il passaparola e i suggerimenti diretti via e-mail sono i fattori più forti che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori.
Tant’è che i due terzi degli intervistati disquisisce di musica su Windows Live Mail o MSN Hotmail prima di procedere all'acquisto, valore che sale al 68% tra i consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni.
Il 56% dei consumatori di sesso maschile di scambia pareri sulle autovetture via e-mail prima dell'acquisto. Il 73% degli uomini e il 58% delle donne si confrontano su gadget e apparecchi elettronici prima di procedere all’acquisto.
Mentre il 61% dei consumatori maschili e il 54% dei consumatori femminili parlano di telefoni cellulari via e-mail prima dell'acquisto.
Marc Bresseel, Regional Sales Director di Microsoft Digital Advertising Solutions, ha dichiarato: “I risultati di questo studio rafforzano ulteriormente la convinzione che Windows Live Mail e MSN Hotmail, con il loro vasto seguito di utenti, sono canali importanti attraverso i quali i consumatori parlano delle loro intenzioni di acquisto con parenti e amici. Ne consegue che questi due canali possono essere utilizzati con profitto dagli inserzionisti pubblicitari per fare giungere i loro brand ai consumatori attraverso un fondamentale strumento di influenza”. (r.n.)
La ricerca, condotta da MetrixLab per conto di Microsoft, ha rivelato agli inserzionisti pubblicitari che la posta elettronica offre ai brand significative opportunità di contattare il bacino di consumatori di riferimento attraverso un efficace mezzo di comunicazione.
Uno Studio svolto da Universal McCann (“We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006) ha evidenziato inoltre che i servizi e-mail rappresentano la forma di comunicazione più affidabile seconda sola al passaparola, surclassando canali di comunicazione più tradizionali quali TV, radio, pubblicità cinematografiche e affissioni.
Lo studio Microsoft Digital Advertising Solutions/MetrixLab ha coinvolto cinque mercati internazionali: Brasile, Cina, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
È stato intervistato un totale di 14.878 consumatori di età compresa tra 18 e 65 anni che al momento dell'intervista avevano utilizzato la posta elettronica (compresi Hotmail e Windows Live Mail) per oltre un mese. Le interviste sono state effettuate tra agosto e settembre 2006.
I risultati dimostrano chiaramente come decisioni, anche importanti, per i consumatori siano fortemente influenzate da conversazioni avute su Windows Live Mail e MSN Hotmail, uno dei servizi di posta elettronica più utilizzati del mondo, forte degli oltre 260 milioni di utenti attivi (Dati interni MSN, giugno 2006).
Dai dati emerge che il 76% dei consumatori di sesso maschile e l'81% delle consumatrici intervistati discutono regolarmente su Windows Live Mail o MSN Hotmail di attività sociali quali film, concerti o eventi cui assistere oppure di ristoranti da provare (Indagine Windows Live Mail e MSN Hotmail, settembre 2006).
Il 41% dei consumatori di sesso maschile discute via e-mail dell'acquisto di servizi finanziari, mentre il 77% delle donne tratta i programmi per le vacanze.
Il 61% degli intervistati discute delle proprie prospettive di formazione prima di scegliere una scuola, mentre il 71% dei consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni usa la mail per parlare della propria carriera professionale.
Il 45% degli utenti online abituali, inoltre, ha dichiarato che la posta elettronica è il principale strumento di comunicazione utilizzato (Universal McCann, “We Are All Media Owners Now”, Europa, marzo 2006).
Ne consegue che il passaparola e i suggerimenti diretti via e-mail sono i fattori più forti che influenzano le decisioni di acquisto dei consumatori.
Tant’è che i due terzi degli intervistati disquisisce di musica su Windows Live Mail o MSN Hotmail prima di procedere all'acquisto, valore che sale al 68% tra i consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni.
Il 56% dei consumatori di sesso maschile di scambia pareri sulle autovetture via e-mail prima dell'acquisto. Il 73% degli uomini e il 58% delle donne si confrontano su gadget e apparecchi elettronici prima di procedere all’acquisto.
Mentre il 61% dei consumatori maschili e il 54% dei consumatori femminili parlano di telefoni cellulari via e-mail prima dell'acquisto.
Marc Bresseel, Regional Sales Director di Microsoft Digital Advertising Solutions, ha dichiarato: “I risultati di questo studio rafforzano ulteriormente la convinzione che Windows Live Mail e MSN Hotmail, con il loro vasto seguito di utenti, sono canali importanti attraverso i quali i consumatori parlano delle loro intenzioni di acquisto con parenti e amici. Ne consegue che questi due canali possono essere utilizzati con profitto dagli inserzionisti pubblicitari per fare giungere i loro brand ai consumatori attraverso un fondamentale strumento di influenza”. (r.n.)
mercoledì 14 marzo 2007
Ipsos: al 48% degli italiani piacciono gli spot. Ma per Séguéla non basta
La multimedialità ha sdoganato i vecchi cari spot televisivi. A questa curiosa conclusione è arrivata la ricerca presentata ieri dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli in un convegno organizzato nella sede della Margherita a Roma. Dal vasto campione degli intervistati (1400) è emerso che nel 48% dei casi i break pubblicitari sono graditi, percentuale che aumenta in modo consistente tra coloro che navigano in internet e leggono i giornali abitualmente, a differenza dei monomaniaci del piccolo schermo, più riottosi ad accettare gli spot con benevolenza. Per gli addetti ai lavori è una notizia da festeggiare. “Sono favorevolmente sorpresa da questi risultati – esulta Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset – E’ ben vista sia la capacità creativa sia l’efficacia del messaggio. Ciò dimostra come tra gli utenti ci sia un atteggiamento più laico rispetto ai politici e agli opinion leader, sempre pronti a sottolineare sforamenti e affollamenti pubblicitari”. “Quasi quasi – per Marco Testa, presidente di Armando Testa – possiamo affermare che la pubblicità televisiva viene consacrata in questa ricerca. Forse, però, gli spot sono così apprezzati oggi perché la programmazione televisiva che gli sta intorno è un po’ peggiorata…”. Tra tanti sorrisi irrompe improvviso l’attacco a tutto campo del guru Jacques Séguéla, arrivato da Parigi apposta per bacchettare “les italiens”. “A uno spettatore su due piace la pubblicità? Non basta, ne servono sette su dieci. Cinque anni di governo Berlusconi hanno eliminato ogni differenza tra servizio pubblico e tv commerciale e i regolatori non riescono a dare un’impronta culturale alla programmazione”. A Sèguéla, tra gli altri, risponde il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che stigmatizza il fenomeno della ‘bulimia’ pubblicitaria in tv, ma alza le mani di fronte all’idea di un controllo governativo sui contenuti. “Immaginare una ‘qualità di Stato’ della tv – chiosa – non ha alcun senso”.
sabato 3 marzo 2007
Google vuole portare gli spot televisivi su internet
Il motore di ricerca ha annunciato che presto le pubblicità presenti in rete saranno accompagnate da contenuti video. In questo modo l’azienda di Cupertino cerca di attirare gli spot televisivi sul web e in particolare punta alle proficue campagne pubblicitarie dei prodotti di largo consumo che attualmente sono trascurate dalle pubblicità in internet. Non mancano i partner importanti: al nuovo progetto Google stanno già collaborando importanti nomi come Dow Jones, Conde Nast e Sony BMG Music Entertainment. I video dovrebbero apparire sugli spazi pubblicitari di Google all'interno di siti che hanno un legame con i contenuti dei diversi filmati mentre la pubblicità sarà visibile durante o al termine del filmato. Secondo le prime indiscrezioni, Google dovrebbe dividere i guadagni provenienti dalla pubblicità con il fornitore dei video e con i siti che ospitano i formati.
Sanremo: buona la seconda. Fabbri lo spot più visto (10,9 milioni), crescono tutti i break
Dopo una partenza in sordina, si risolleva il Festival di Sanremo: la seconda serata della rassegna canora ha prodotto un ascolto medio ponderato di 8,9 milioni di telespettatori, con un buon 47,11% di share. E si risollevano pure gli umori in casa Rai, che dopo il debutto sui livelli flop di Panariello aveva cercato di mascherare alla meglio un’inevitabile delusione per gli ascolti poco brillanti. Mercoledì sera, invece, il Festival di Pippo ha ripreso nettamente quota, migliorando l’audience media dell’edizione precedente di 1,8 milioni di ascoltatori (+25%) e la quota d’ascolto di ben 9 punti. Anche se gli undici milioni di individui registrati da Paolo Bonolis nel 2005 restano ancora lontani, Pippo, complice una controprogrammazione assai debole, nella seconda sera ha ottenuto risultati migliori di quelli di Simona Ventura nel 2004 e del Baudo versione 2003. E questa volta possono ritenersi soddisfatti pure gli inserzionisti, dato che i break pubblicitari, allo stesso prezzo, hanno ottenuto un seguito molto superiore a quello della scorsa edizione. Gli spot pianificati nella prima interruzione, ad esempio, hanno registrato un’audience media di 9,6 milioni, 2,4 milioni in più rispetto all’anno passato (+32,4%). Il secondo break, invece, ha raggiunto un pubblico di quasi 9 milioni, a fronte dei 6,4 milioni del 2006 (+39,8%). Un incremento medio di oltre 2,5 milioni di individui si è registrato anche per le comunicazioni dell’intervallo Sanremo 3, che sono state seguite mediamente da 8,5 milioni di persone. Accrescono significativamente la propria visibilità (di oltre un milione) anche gli ultimi due break della serata, con Sanremo 5 che quasi raddoppia l’ascolto dell’anno scorso, salito da 1,9 milioni a 3,4 milioni (+74,3%). Buona la seconda per Pippo e Michelle, dunque, come testimoniano anche i contatti dei singoli spot: quest’anno quindici messaggi si sono mostrati a oltre 9 milioni di individui, con la comunicazione di Fabbri che è stata vista da 10,9 milioni di telespettatori. Nella seconda sera dell’anno scorso, invece, solo due spot (di Taglia 42 e Mulino Bianco) erano stati seguiti da più di 8 milioni di persone, mentre tutti gli altri avevano raggiunto una platea inferiore ai 7 milioni (Vedi tabella sul Today di oggi).
venerdì 2 marzo 2007
La pubblicità online: + 67% entro il 2008?
Secondo lo studio EIAA Marketer's Internet Ad Barometer, gli investimenti in pubblicità online crescerebbero di questa bella percentuale.
Cresce infatti l'interesse degli inserzionisti verso il mezzo - il 74% dichiara che la Rete deve essere un media fondamentale all'interno della propria strategia.
Per l'80% l'aumento di attrattività di Internet come mezzo è anche dovuto all'arrivo della banda larga e quindi alla possibilità di poter uare formati più creativi (o la possibilità di replicare i soliti 30" in stile televisivo anche in Rete?)
Al momento un 42% degli inserzionisti destinerebbe già oltre un 5% del suo budget a Internet.
Ci si attende un forte incremento degli investimenti anche in Italia.
A livello Europeo, la regina degli investimenti sarà l'industry del Largo Consumo che dovrebbe far salire di un 25% i suoi investimenti complessivi in Rete.
La crescita del budget allocati a Internet andrà a discapito di altri mezzi, tra cui specialmente TV e stampa; circa il 51% del budget verrebbe infatti detratto da allocamenti media finora riservati a mezzi tradizionali.(Di Roberto Venturini)
Cresce infatti l'interesse degli inserzionisti verso il mezzo - il 74% dichiara che la Rete deve essere un media fondamentale all'interno della propria strategia.
Per l'80% l'aumento di attrattività di Internet come mezzo è anche dovuto all'arrivo della banda larga e quindi alla possibilità di poter uare formati più creativi (o la possibilità di replicare i soliti 30" in stile televisivo anche in Rete?)
Al momento un 42% degli inserzionisti destinerebbe già oltre un 5% del suo budget a Internet.
Ci si attende un forte incremento degli investimenti anche in Italia.
A livello Europeo, la regina degli investimenti sarà l'industry del Largo Consumo che dovrebbe far salire di un 25% i suoi investimenti complessivi in Rete.
La crescita del budget allocati a Internet andrà a discapito di altri mezzi, tra cui specialmente TV e stampa; circa il 51% del budget verrebbe infatti detratto da allocamenti media finora riservati a mezzi tradizionali.(Di Roberto Venturini)
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